Crisi dei fiori, «se non intervengono le istituzioni per noi sarà la fine»

Filippo Caputo, responsabile del mercato dei fiori: a Terlizzi da 400 a 180 aziende

domenica 15 febbraio 2015 10.19
La notizia del fallimento della Ciccolella Spa è l'ennesima tegola che cade su un settore, quello florivivaicolo, in grande sofferenza negli ultimi anni. Non a caso il quotidiano La Repubblica stamattina parla di "desertificazione impressionante negli ultimi 10 anni" con riferimento anche a Terlizzi, città tra le più importanti in Italia nel settore della produzione dei fiori. Solo sul territorio terlizzese, che ospita il mercato dei fiori più importante d'Italia, nel biennio 2002-2004 si potevano contare 400 aziende di produzione floricola. Oggi non arrivano neanche a 180.

«Una moria lenta e inarrestabile - dice sulle pagine de La Reppublica, Filippo Caputo, responsabile del mercato terlizzese - e se non intervengono le istituzioni europee per noi sarà la fine.» Una crisi che investe tutta l'Europa, ma che affonda le radici soprattutto in un mercato italiano dei fiori letteralmente crollato. Secondo il ministero delle Politiche agricole la spesa media annua in fiori, tra il 2008 e il 2012, è passata da 87 euro per singolo acquirente a 80 euro. A ciò si aggiunge l'invasione dei nostri mercati da parte di prodotti extracomunitari provenienti soprattutto dal Kenya, sottolinea Caputo, senza rispetto delle norme sanitarie più basilari. Una rosa che arriva dall'estero costa all'ingrosso 10 centesimi, contro 1 euro della stessa rosa prodotta in Italia.