
Cronaca
«Altro che curriculum truccato, fu l'ASL a considerare il medico di Terlizzi il migliore per quel posto di dirigente»
Parla l'avvocato del chirurgo terlizzese coinvolto in un'inchiesta su una promozione all' "Umberto I" di Corato
Terlizzi - lunedì 16 marzo 2015
7.49
Nessun curriculum falsificato, nessun concorso truccato. L'avvocato Luigi Bellomo, difensore del medico chirurgo terlizzese in servizio come dirigente presso l'ospedale "Umberto I" di Corato, intervistato da TerlizziViva, fa chiarezza sull'inchiesta della Procura del Tribunale di Trani che nei giorni scorsi ha disposto il rinvio a giudizio del suo assistito per false dichiarazioni, per minaccia e diffamazione, accuse legate proprio a quella nomina di dirigente a all'ospedale di Corato.
La notizia nei giorni scorsi ha riempito le pagine dei giornali locali. «Ma non si è trattato affatto di un concorso per il primariato, bensì di una semplice nomina di dirigente di struttura semplice disposta dalla ASL, su base fiduciaria, come per legge e per costante giurisprudenza, su parere motivato del direttore della struttura complessa» spiega il legale del medico terlizzese che oltre ad essere dirigente di struttura semplice all''Ospedale Umberto I di Corato è anche in servizio al "Sarcone" di Terlizzi.
Partiamo da un fatto: oggi il dottor G.B. (sono le iniziali del medico coinvolto nell'inchiesta) presta regolarmente servizio come dirigente della struttura semplice e ciò in virtù di una proposta (motivata) fatta dal primario di quel reparto: «Sulla base del parere del primario - puntualizza l'avvocato Bellomo - la nomina è stata conferita dalla stessa direzione della ASL, sia sulla base del profilo di carriera del mio cliente (anzianità di servizio, idoneità primariale, casistica operatoria, etc.), sia perché ritenuto per capacità, dedizione e disponibilità, il migliore a ricoprire l'incarico. Il certificato di servizio, allegato al curriculum, ritenuto dagli inquirenti inveritiero, è stato redatto da un qualificato dirigente della ASL: dunque non è frutto di autocertificazione ed è perfettamente conforme al servizio prestato.» Insomma, secondo l'avvocato del dottor G.B. su questa vicenda sono state troppe le inesattezze comparse sui giornali: informazioni quantomeno distorte fatte circolare ad arte da qualcuno interessato, questo è il sospetto della famiglia.
Come ha avuto inizio, allora, l'inchiesta penale? Tutto nasce dalla denuncia di una collega, una dottoressa di Ruvo che ha prestato servizio nel reparto di chirurgia dell'Ospedale di Corato sino al marzo del 2013, anche lei in corsa per lo stesso incarico di dirigente di struttura semplice. La dottoressa (moglie di un importante esponente politico di Ruvo) ha fatto ricorso al Tribunale di Trani - Giudice del Lavoro - contro la ASL e contro lo stesso dottor G.B., al fine di ottenere l'annullamento della nomina e vedersi riconoscere quell'incarico, ma sia il ricorso che il successivo reclamo sono stati entrambi rigettati. «Riguardo alla presunta minaccia ed alla diffamazione - riferisce l'avvocato Bellomo - è da dire che la dottoressa deteneva impropriamente i registri di sala operatoria nella sua stanza impedendone di fatto la visione al mio cliente, che ne aveva necessità ed urgenza; da questo è nato un battibecco che, per quanto denunciato dalla dottoressa, ha portato la Procura a ritenere i reati contestati per fatti mai commessi. La dottoressa che ha sporto denuncia, tenta continuamente, con tutti gli strumenti che ha a disposizione, con ostinazione e livore, di mettere in cattiva luce, senza successo, la professionalità, l'esperienza e la collaborazione che hanno sempre contraddistinto il mio assistito».
La notizia nei giorni scorsi ha riempito le pagine dei giornali locali. «Ma non si è trattato affatto di un concorso per il primariato, bensì di una semplice nomina di dirigente di struttura semplice disposta dalla ASL, su base fiduciaria, come per legge e per costante giurisprudenza, su parere motivato del direttore della struttura complessa» spiega il legale del medico terlizzese che oltre ad essere dirigente di struttura semplice all''Ospedale Umberto I di Corato è anche in servizio al "Sarcone" di Terlizzi.
Partiamo da un fatto: oggi il dottor G.B. (sono le iniziali del medico coinvolto nell'inchiesta) presta regolarmente servizio come dirigente della struttura semplice e ciò in virtù di una proposta (motivata) fatta dal primario di quel reparto: «Sulla base del parere del primario - puntualizza l'avvocato Bellomo - la nomina è stata conferita dalla stessa direzione della ASL, sia sulla base del profilo di carriera del mio cliente (anzianità di servizio, idoneità primariale, casistica operatoria, etc.), sia perché ritenuto per capacità, dedizione e disponibilità, il migliore a ricoprire l'incarico. Il certificato di servizio, allegato al curriculum, ritenuto dagli inquirenti inveritiero, è stato redatto da un qualificato dirigente della ASL: dunque non è frutto di autocertificazione ed è perfettamente conforme al servizio prestato.» Insomma, secondo l'avvocato del dottor G.B. su questa vicenda sono state troppe le inesattezze comparse sui giornali: informazioni quantomeno distorte fatte circolare ad arte da qualcuno interessato, questo è il sospetto della famiglia.
Come ha avuto inizio, allora, l'inchiesta penale? Tutto nasce dalla denuncia di una collega, una dottoressa di Ruvo che ha prestato servizio nel reparto di chirurgia dell'Ospedale di Corato sino al marzo del 2013, anche lei in corsa per lo stesso incarico di dirigente di struttura semplice. La dottoressa (moglie di un importante esponente politico di Ruvo) ha fatto ricorso al Tribunale di Trani - Giudice del Lavoro - contro la ASL e contro lo stesso dottor G.B., al fine di ottenere l'annullamento della nomina e vedersi riconoscere quell'incarico, ma sia il ricorso che il successivo reclamo sono stati entrambi rigettati. «Riguardo alla presunta minaccia ed alla diffamazione - riferisce l'avvocato Bellomo - è da dire che la dottoressa deteneva impropriamente i registri di sala operatoria nella sua stanza impedendone di fatto la visione al mio cliente, che ne aveva necessità ed urgenza; da questo è nato un battibecco che, per quanto denunciato dalla dottoressa, ha portato la Procura a ritenere i reati contestati per fatti mai commessi. La dottoressa che ha sporto denuncia, tenta continuamente, con tutti gli strumenti che ha a disposizione, con ostinazione e livore, di mettere in cattiva luce, senza successo, la professionalità, l'esperienza e la collaborazione che hanno sempre contraddistinto il mio assistito».