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Attualità
Anche a Terlizzi è tempo di vendemmia
TerlizziViva racconta una tradizione contadina che resiste ancora
Terlizzi - lunedì 12 ottobre 2015
E' tempo di vendemmia. L'appuntamento è poco dopo l'alba alle 6.30 alla Santa Maria. Arriva Franco con il suocero Franchino, 88 anni. Direzione via Appia Traiana al vigneto di Nino de Paù. Gli altri ci hanno preceduto con un trattore. E' tempo di vendemmia e anche questa volta TerlizziViva c'è, a testimoniare stralci di tradizione che resistono ancora.
Secchi, forbici, una conca. Mentre ci rechiamo al primo filare , Nino ci fa vedere un unico ceppo di rosato "Sommarrello", una sottovarietà dell'uva di Troia. Ricordiamo la leggenda che racconta come Dioniso, in fuga, si sia fermato nel foggiano, a Troia, lasciando a dei contadini un ceppo di questo vitigno. A Terlizzi portato nel '700. Inizia la raccolta, grappolo dopo grappolo. Il rimorchio del trattore inizia a riempirsi di migliaia di grappoli di uva nera. Si respira una bell'aria, ogni tanto gocce che arrivano dagli acini schiacciati durante il taglio, mani, lenti, viso ricoperte di dolci gocce di succo d'uva.
Come in tutti i rituali tipici della vita di campagna, si scherza, si ride, si raccontato storie di vita quotidiana, mentre le ore passano. Sono le 10.30, è arrivato il momento di tornare in città. Arriviamo su corso Dante, qui si inizia a scaricare l'uva pronta per la pigiatura e deraspatura. Dopo appena un'ora tutto il prodotto è raccolto in due grandi tini. Nino prende il mostimetro, Franco raccoglie del succo per controllare il grado zuccherino che indicherà il futuro grado alcolico del vino. Da questo momento in poi inizia il lungo e delicato che processo che trasforma l'uva in vino. Si lascia a fermentare in vinificazione in rosso, nel frattempo tre volte al giorno si effettuerà la follatura (si mescola l'uva nei tini), dopo qualche giorno è tutto pronto per la torchiatura. Secchio dopo secchio il torchio è pieno, inizia a scendere il primo vino. Dopo una mezz'ora la vinaccia è pronta per essere tolta dal torchio. E si ricomincia nuovamente a torchiare il mosto.
Dopo ancora qualche ora, terminata la torchiatura, il mosto viene messo nelle damigiane o nelle botti dove lo zucchero si trasforma in alcol. A San Martino ogni mosto è vino. Quaranta giorni, tanto passa dalla vendemmia al primo novello. Si attende la prima luna piena per imbottigliare il vino e poi si lascia riposare almeno per un anno.
Continuiamo a riempire le damigiane. Uno sguardo agli scaffali occupati da decine di bottiglie di vino rosso, bianco e rosato. Su alcune bottiglie compare l'etichetta con il nome Irene. Il nome della prima nipotina di Nino de Paù, ci spiega lui con gli occhi lucidi di emozione. Terminato il travaso, ci salutiamo e lo ringraziamo ancora per la sua ospitalità. E un augurio: che sia una splendida annata per il vino di Puglia.
Secchi, forbici, una conca. Mentre ci rechiamo al primo filare , Nino ci fa vedere un unico ceppo di rosato "Sommarrello", una sottovarietà dell'uva di Troia. Ricordiamo la leggenda che racconta come Dioniso, in fuga, si sia fermato nel foggiano, a Troia, lasciando a dei contadini un ceppo di questo vitigno. A Terlizzi portato nel '700. Inizia la raccolta, grappolo dopo grappolo. Il rimorchio del trattore inizia a riempirsi di migliaia di grappoli di uva nera. Si respira una bell'aria, ogni tanto gocce che arrivano dagli acini schiacciati durante il taglio, mani, lenti, viso ricoperte di dolci gocce di succo d'uva.
Come in tutti i rituali tipici della vita di campagna, si scherza, si ride, si raccontato storie di vita quotidiana, mentre le ore passano. Sono le 10.30, è arrivato il momento di tornare in città. Arriviamo su corso Dante, qui si inizia a scaricare l'uva pronta per la pigiatura e deraspatura. Dopo appena un'ora tutto il prodotto è raccolto in due grandi tini. Nino prende il mostimetro, Franco raccoglie del succo per controllare il grado zuccherino che indicherà il futuro grado alcolico del vino. Da questo momento in poi inizia il lungo e delicato che processo che trasforma l'uva in vino. Si lascia a fermentare in vinificazione in rosso, nel frattempo tre volte al giorno si effettuerà la follatura (si mescola l'uva nei tini), dopo qualche giorno è tutto pronto per la torchiatura. Secchio dopo secchio il torchio è pieno, inizia a scendere il primo vino. Dopo una mezz'ora la vinaccia è pronta per essere tolta dal torchio. E si ricomincia nuovamente a torchiare il mosto.
Dopo ancora qualche ora, terminata la torchiatura, il mosto viene messo nelle damigiane o nelle botti dove lo zucchero si trasforma in alcol. A San Martino ogni mosto è vino. Quaranta giorni, tanto passa dalla vendemmia al primo novello. Si attende la prima luna piena per imbottigliare il vino e poi si lascia riposare almeno per un anno.
Continuiamo a riempire le damigiane. Uno sguardo agli scaffali occupati da decine di bottiglie di vino rosso, bianco e rosato. Su alcune bottiglie compare l'etichetta con il nome Irene. Il nome della prima nipotina di Nino de Paù, ci spiega lui con gli occhi lucidi di emozione. Terminato il travaso, ci salutiamo e lo ringraziamo ancora per la sua ospitalità. E un augurio: che sia una splendida annata per il vino di Puglia.